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MOSE Project Venice from the air.jpg

Vista aerea del progetto MOSE (canale a nord di Porto di Lido, metà 2009)

Il MO.S.E. (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un'opera, in corso di realizzazione, consistente in un sistema integrato di opere di difesa costituito da schiere di paratoie mobili a scomparsa in grado di isolare la laguna di Venezia dal Mare Adriatico durante gli eventi di alta marea superiori ad una quota concordata (110 cm) e fino ad un massimo di 3 metri. Queste opere, insieme ad altre complementari come il rafforzamento dei litorali, il rialzo di rive e pavimentazioni e la riqualificazione della laguna, dovrebbero provvedere alla difesa della città di Venezia da eventi estremi come le alluvioni e dal degrado morfologico, per il quale la laguna sta progressivamente cedendo al mare ed il livello del suolo si sta abbassando. L'opera è stata avviata nel 2003 alle tre bocche di porto del Lido, di Malamocco e di Chioggia, i varchi che collegano la laguna con il mare ed attraverso i quali si svolge il flusso ed il riflusso della marea.

Origine del nome Modifica

Prima che l'acronimo venisse usato per riferirsi all'intero sistema di difesa dalle acque alte, era utilizzato per indicare il prototipo in scala reale di una paratoia, utilizzato tra il 1988 ed il 1992 alla bocca di porto del Lido di Venezia[1].

Contesto Modifica

Il MOSE non è un'opera isolata, ma rientra nel Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna che il Ministero delle Infrastrutture, con il Magistrato alle Acque di Venezia (il braccio operativo lagunare del Ministero), tramite il concessionario Consorzio Venezia Nuova, ha avviato nel 1987. Questi interventi lungo i litorali e in laguna, già conclusi o in fase di realizzazione, rappresentano il più imponente programma di difesa, recupero e riqualificazione dell'ambiente che lo Stato italiano abbia mai attuato.

Contemporaneamente ai lavori per il MOSE, sono in corso di realizzazione anche da parte del Comune di Venezia degli interventi di rialzo di rive e pavimentazioni per garantire la difesa dei centri abitati lagunari dalle acque medio alte, quelle al di sotto dei 110 cm, quota sopra la quale entreranno in azione le barriere mobili. Queste opere sono particolarmente complesse, specie in realtà urbane come Venezia e Chioggia dove la sopraelevazione deve tener conto del delicato contesto architettonico e monumentale.

Gli interventi di riqualificazione della laguna sono indirizzati a frenare il degrado delle strutture morfologiche causato da fenomeni di subsidenza ed eustatismo e dall'erosione provocata dal moto ondoso. Le opere, in corso in tutto il bacino lagunare, sono rivolte alla protezione, ricostruzione e rinaturalizzazione di barene, velme e bassifondi, alla difesa, al recupero ambientale delle isole minori e allo scavo dei canali lagunari.

Scopo Modifica

Lo scopo del progetto MOSE è la soluzione del problema dell'acqua alta, un evento che la città di Venezia e gli altri centri abitati della laguna subiscono sin dall'antichità in autunno, inverno e primavera e che negli ultimi decenni si è particolarmente aggravato[2][3] [4].Per quanto la marea, nel bacino lagunare, sia meno elevata rispetto ad altre aree del mondo, dove può raggiungere anche i 20 metri, il fenomeno può diventare significativo se associato a fattori atmosferici e meteorologici come la pressione e l'azione dei venti di bora (vento di nord-est che proviene da Trieste) o di scirocco (vento caldo di sud-est), che spingono le onde nel golfo di Venezia. Al fenomeno concorrono anche la pioggia e l'acqua dolce che si riversa in laguna dal bacino scolante attraverso 36 punti di immissione dovuti a piccoli fiumi e canali. L'aumento della frequenza e dell'intensità dell'acqua alta è legato anche ad altre cause, naturali e artificiali, che hanno alterato l'assetto idraulico e morfologico della laguna, quali la subsidenza e l'eustatismo (nel corso del XX secolo il suolo lagunare si è abbassato rispetto al medio mare di 23 cm[5]); la maggior azione erosiva del mare provocata da alcuni interventi dell'uomo (moli foranei, canali artificiali) volti a favorire la portualità e l'insediamento industriale di Porto Marghera; l'aumento del moto ondoso provocato dai mezzi a motore che concorrono all'erosione delle strutture morfologiche e delle fondazioni delle rive e degli edifici. Oltre ad affrontare questi problemi contingenti, il progetto MOSE (con le altre opere di difesa) è stato progettato tenendo anche conto del previsto aumento del livello del mare a causa del riscaldamento globale. Le barriere mobili sono in grado di assicurare un'efficace protezione della laguna anche se si dovessero verificare le ipotesi più pessimistiche, come una crescita del mare fino a 60 cm[1].

Acque alte eccezionali hanno colpito la città nel corso del XX secolo: alluvione del novembre 1966 (194 cm), 1979 (166 cm), 1986 (158 cm), 2008 (156 cm), 1951 (151 cm), 1936 e 2002 (147 cm), 1960 e 2009 (145 cm), 1968, 2000, 2009 (144 cm), 1992 (142 cm), 1979 (140 cm). Tutti i precedenti valori sono stati registrati alla stazione di Punta della Salute (Venezia) e sono riferiti allo zero idrografico del 1897[5]. Dal 1966, anno della grande alluvione, al 2009 le acque alte oltre i 110 cm sono state 174, mentre nel periodo compreso tra il 1926 ed il 1965 erano state 21. [6].

Frequenza decennale delle maree >=110 cm

Cronologia del progetto Modifica

Il progetto nacque negli anni settanta a causa dell'urgenza di garantire a Venezia e agli altri centri abitati della laguna un efficace sistema di difesa dal mare in seguito all'alluvione del 4 novembre 1966. Quel giorno la marea, sospinta da un forte vento di scirocco, raggiunse quota 194 cm sullo zero mareografico, la più alta mai documentata della storia veneziana. L'evento di marea iniziò nella notte del 3 novembre: l'acqua che al mattino, seguendo il normale flusso e riflusso della marea, avrebbe dovuto ritirarsi, continuò a salire per tutta la giornata del 4 novembre sino ad allagare l’intera città. Alla sera il vento si placò e l'acqua cominciò a defluire. Contemporaneamente, una violenta mareggiata devastò le spiagge e sfondò in più punti la muraglia a difesa del litorale, costringendo all'evacuazione del lido di Pellestrina. In seguito, lo Stato italiano, con la prima Legge Speciale del 1973, dichiarò il problema di Venezia "di preminente interesse nazionale".

Nei primi anni settanta, il CNR promosse un primo concorso di idee e successivamente il Ministero dei Lavori Pubblici bandì un appalto concorso acquisendo, nel 1980, i progetti presentati. Le sei soluzioni proposte furono affidate alla valutazione di un collegio di sette ingegneri idraulici, ai quali venne anche chiesta l'elaborazione di un progetto di fattibilità. Il cosiddetto "Progettone", presentato nel 1981, prevedeva degli sbarramenti fissi alle bocche di porto abbinati ad opere di difesa mobili. Sul progetto si aprì un lungo dibattito che coinvolse le istituzioni, il mondo scientifico, politico e culturale, i mezzi d'informazione e la popolazione.

A definire le strategie e i criteri da adottare per l'opera di salvaguardia fu la seconda Legge Speciale per Venezia del 1984, che istituiva un Comitato di indirizzo, controllo e coordinamento (il "Comitatone", presieduto dal Presidente del Consiglio e composto dalle istituzioni competenti a livello nazionale e locale) e conferiva al Ministero dei Lavori Pubblici l'autorizzazione a procedere ad una concessione da accordarsi in forma unitaria e trattativa privata. L'esigenza, espressa nel 1982 anche da un documento del Consiglio Comunale di Venezia, era quella di accelerare i tempi ma, soprattutto, di affrontare in modo unitario ed organico l'insieme degli interventi di salvaguardia in una realtà complessa e delicata come quella del bacino lagunare, affidando l'opera ad un unico soggetto qualificato dal punto di vista imprenditoriale e tecnico-scientifico. La progettazione e l'esecuzione degli interventi per la salvaguardia fisica della città furono quindi affidate dal Magistrato alle Acque al Consorzio Venezia Nuova, un pool di una cinquantina di imprese che si era costituito nel 1982.

Dopo quattro anni di indagini, studi, analisi di numerosi sistemi di dighe mobili ed elaborazioni, nel 1989 il Consorzio Venezia Nuova presentò un'articolata proposta di interventi per la salvaguardia di Venezia, il Progetto REA (Riequilibrio E Ambiente), comprendente anche il "Progetto preliminare di massima sulle opere alle bocche di porto", che segna l'atto di nascita del MOSE. Dopo la sperimentazione del prototipo ed alcune modifiche, nel 1994 il nuovo progetto di massima delle opere mobili passò al giudizio del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. L'organismo, esaminati anche altri progetti di difesa dalle acque alte, approvava il sistema MOSE.

Nel 1997, il Magistrato alle Acque ed il Consorzio Venezia Nuova presentarono lo studio di impatto ambientale (SIA), valutato positivamente nel 1998 da un collegio di cinque saggi internazionali nominato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi; nello stesso anno, il progetto di barriere mobili subì un parere negativo da parte della Commissione di Valutazione Ambientale del Ministero dell'Ambiente. Il MOSE, su richiesta del "Comitatone", venne quindi sottoposto ad ulteriori approfondimenti. Nel 2001 il Consiglio dei ministri, presieduto dal Presidente del Consiglio Giuliano Amato, conclusa la procedura di valutazione di impatto ambientale, diede il via alla progettazione esecutiva dell'opera definendo alcune prescrizioni progettuali. Nel 2002 il Consorzio Venezia Nuova presentò il progetto definitivo che recepiva le richieste del Ministero del Trasporti e dell'Autorità Portuale, ovvero scogliere curvilinee davanti alle bocche di porto e conca di navigazione per grandi navi alla bocca di Malamocco. Nel 2002, il CIPE finanziò la prima tranche dell'opera per il triennio 2002-2004, pari a 453 milioni di euro.[1]. Il Consorzio ha affidato la direzione dei lavori as un'associazione fra la Società Lotti e la società d'ingegneria veneziana Thetis.

Nel 2003, dopo l'approvazione da parte del "Comitatone", con la posa della prima pietra da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vennero aperti i primi cantieri del MOSE.

Al 2009 i lavori, che si svolgono contemporaneamente alle tre bocche di porto, hanno superato il 60 per cento dell'opera e gli importi sinora assegnati ammontano a 3 244 milioni di euro su un costo complessivo del sistema MOSE pari a 4 678 milioni di euro.[1]

Il 18 dicembre 2008, il CIPE ha approvato il finanziamento della sesta tranche da 800 milioni di euro al progetto che comporterà l'avvio della costruzione degli alloggiamenti delle paratoie (i cassoni).

Se i finanziamenti continueranno ad essere regolari, i lavori di costruzione del MOSE saranno conclusi nel 2014.[7]

Cantieri e opere complementari Modifica

Mose Punta Sabbioni - Venice.jpg

Cantiere del MOSE tra Lido e Punta Sabbioni, agosto 2008

I lavori per il MOSE procedono contemporaneamente in tutte e tre le bocche di porto. Gli interventi per la realizzazione delle barriere mobili sono stati preceduti da una serie di opere volte a difendere i litorali (Jesolo, Cavallino, Lido, Pellestrina, Sottomarina ed Isolaverde) dalla violenza delle mareggiate; sono stati ampliati e ricostruiti 45 km di spiagge, ripristinati 8 km di dune, rinforzati 11 km di moli foranei e i 20 km di muraglia in pietra d'Istria (i "Murazzi") che proteggono le parti più fragili dei lidi veneziani. Sono state inoltre realizzate, all'esterno delle bocche di porto di Malamocco e Chioggia, due lunate (scogliere curvilinee) con lo scopo di attenuare i livelli di marea e proteggere le conche di navigazione.

Rientranti nel Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, sono in corso interventi anche nella zona industriale di Porto Marghera, ai margini della laguna centrale, per contrastare l'inquinamento attraverso la messa in sicurezza delle isole ex discariche, il consolidamento e l'impermeabilizzazione delle sponde dei canali industriali, l'asporto dei sedimenti inquinanti.

Funzionamento delle paratoie Modifica

Vanne-gravité.JPG

Schema che mostra il funzionamento del MOSE.
A: laguna
B: mare aperto
1: basamento
2: paratoia
3: aria compressa
4: acqua espulsa

Il MOSE consiste in un sistema di paratoie a ventola a spinta di galleggiamento oscillante, a scomparsa, che secondo gli autori del progetto rispetta quanto era stato indicato nel 1982 dal voto n.209 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici[8] ovvero che le opere non avrebbero dovuto modificare lo scambio idrico mare-laguna per non nuocere alla morfologia e alla qualità delle acque, non ostacolare la navigazione e quindi interferire con le attività portuali e di pesca e non alterare il paesaggio. Le paratoie, consistenti in strutture scatolari metalliche larghe 20 metri, lunghe tra i 20 ed i 30 metri e spesse circa 5 metri, sono definite "mobili a gravità", in condizioni normali sono piene d'acqua e rimangono adagiate sul fondo, dove sono alloggiate in cassoni prefabbricati in calcestruzzo che poggiano sul fondale, preventivamente rafforzato. Quando è prevista una marea superiore ai 110 cm, vengono svuotate dall'acqua mediante l'immissione di aria compressa; in questo modo esse si sollevano, ruotando sull'asse delle cerniere, fino ad emergere isolando temporaneamente la laguna dal resto del mare, fermando il flusso della marea. Il tempo di sollevamento delle paratoie è di circa 30 minuti, mentre la fase di rientro è di circa 15 minuti.

La quota di 110 cm oltre la quale le barriere entreranno in funzione è stata concordata dagli enti competenti come ottimale rispetto all'attuale livello del mare. Il MOSE, essendo un sistema flessibile, può comunque essere utilizzato anche per acque alte inferiori alla quota stabilita. Il sistema inoltre, a seconda dei venti, della pressione, dell'entità della marea, può essere gestito con modalità differenti, quindi anche con chiusure differenziate delle bocche di porto o chiusure parziali di ciascuna bocca.

Per la difesa delle tre bocche di porto sono previste complessivamente 78 paratoie, divise in 4 schiere: due schiere di 21 e 20 paratoie alla bocca di porto di Lido-San Nicolò, la più ampia, collegate da un'isola artificiale; una schiera di 19 paratoie alla bocca del porto di Malamocco ed una di 18 alla bocca del porto di Chioggia. Per assicurare la navigazione anche nei periodi in cui le barriere mobili sono in funzione, sono stati realizzati porti rifugio e conche di navigazione che consentiranno il transito delle imbarcazioni (grandi navi a Malamocco, barche da diporto, mezzi di soccorso e pescherecci al Lido e a Chioggia).

Il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la realizzazione delle opere di salvaguardia di Venezia, ha adottato questo tipo di paratoia, anziché un intervento di restringimento fisso alle bocche di porto come prevedeva invece il progetto del 1981, in quanto ritiene che non solo risponda alle esigenze funzionali, ma anche ottemperi ad una serie di prescrizioni imposte, come l'assenza di strutture che alterino il contesto paesaggistico della laguna, la necessità di non diminuire i ricambi d'acqua indotti dalle maree e l'assenza di impatto sulle attività socio-economiche, in particolare il traffico navale e la pesca.

Vi è un ampio dibattito sulla reale rispondenza delle caratteristiche tecniche del MOSE ai requisiti richiesti dalla legge speciale per la salvaguardia di Venezia. Essa, per esempio, impone[9] che qualsiasi soluzione ottemperi a criteri di "gradualità, sperimentalità e reversibilità", che secondo i critici il MOSE, per la sua concezione monolitica e fortemente integrata, non rispetta.

Critiche Modifica

Le principali critiche al MOSE, progetto contestato sin dagli esordi dagli ambientalisti e da alcune forze politiche, vengono motivate con i costi di realizzazione, gestione e manutenzione dell'opera sostenuti dallo Stato italiano, costi che secondo gli ambientalisti risulterebbero molto più elevati rispetto ad altri sistemi con cui altri paesi (Olanda e Inghilterra) hanno affrontato problemi simili; i costi di gestione post-costruzione costringerebbero inoltre Comune, Provincia e Regione a spese di manutenzione cospicue. Infine, dato che il consorzio che ha l'incarico di costruire il MOSE è responsabile del suo funzionamento solo per i primi 3 anni dopo la realizzazione, qualsiasi guasto posteriore ai 3 anni dalla fine dei lavori sarebbe addebitato agli enti locali.

Critiche vengono rivolte anche all'impatto ambientale che l'opera avrebbe non solo alle bocche di porto, interessate da una complessa attività di livellamento (in quanto le dighe richiedono che il fondale sia perfettamente piano) e rafforzamento dei fondali lagunari per accogliere le paratoie (che dovrebbero poggiare su migliaia di piloni di cemento conficcati nel suolo per metri sottoterra), ma anche sull'equilibrio idrogeologico e sul delicato ecosistema lagunare.

Il fronte NO MOSE mette anche in rilievo quelle che potrebbero essere alcune criticità strutturali dell'opera e la sua inefficacia a fronteggiare il previsto aumento del livello del mare.

Ricorsi Modifica

Nel corso degli anni sono stati presentati nove ricorsi. Otto sono stati rigettati dal TAR e dal Consiglio di Stato; nel novembre del 2008 è stato rigettato anche il nono ricorso – presentato dal Comune di Venezia e WWF - con il quale si contestava il parere favorevole della Commissione di Salvaguardia di Venezia all'avvio dei lavori nel cantiere di Pellestrina, alla bocca di porto di Malamocco, dove saranno fabbricati parte dei cassoni destinati ad accogliere le paratoie del MOSE con lavorazioni che, secondo il Comune, andrebbero a danneggiare un sito di particolare interesse naturalistico.

Sulla questione dei danni ambientali provocati dalle opere in corso, le associazioni ambientaliste hanno anche richiesto ed ottenuto un intervento dell'Unione Europea, in quanto le attività cantieristiche vanno ad interessare siti protetti dalla Rete Natura 2000 e dalla direttiva europea sugli uccelli. A seguito dell'esposto del 5 marzo 2004 della parlamentare veneziana Luana Zanella, il 19 dicembre 2005 la commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora per avviare la procedura di infrazione per «inquinamento dell'habitat» lagunare, dato che la direzione generale della Commissione europea Ambiente ha ritenuto che, «non avendo identificato né adottato – in riferimento agli impatti sull'area "IBA 064-Laguna di Venezia" conseguenti alla realizzazione del progetto MOSE – misure idonee a prevenire l'inquinamento e il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli aventi conseguenze significative alla luce degli obiettivi dell'articolo 4 della Direttiva 79/409/CEE, la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, della Direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici».[10] La commissione europea all'ambiente, specificando che la sua iniziativa non intende fermare il MOSE, ha chiesto al governo italiano di produrre nuove informazioni relative all'impatto dei cantieri e alle opere di mitigazione ambientale. Il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova ribadiscono la provvisorietà dei cantieri ed il completo ripristino dei siti utilizzati a conclusione dei lavori. Nel dicembre 2008 il Magistrato alle Acque di Venezia ha inviato a istituzioni dell'Unione Europea a Bruxelles le risposte sugli ultimi adempimenti richiesti (in particolare il monitoraggio sull'impatto delle opere e dei cantieri). Il 14 aprile 2009 la Commissione Europea Ambiente, preso atto degli interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale adottati dal governo italiano, ha archiviato la procedura d'infrazione ambientale intentata all'Italia; questa decisione ha consentito di sbloccare un finanziamento di 1 miliardo e 500 milioni di euro deliberato dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) a favore del Mose.

Proposte alternative Modifica

Nel corso degli anni sono state presentate diverse proposte alternative alla costruzione del MOSE. Alcune propongono sistemi tecnologici piuttosto differenti, altre suggeriscono tecnologie che permetterebbero di migliorare l'efficienza del sistema a paratoie mobili.

Note Modifica

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Template:Cita web
  2. Template:Cita web
  3. Template:Cita web
  4. Template:Cita web
  5. 5,0 5,1 Template:Cita web
  6. Città di Venezia - Distribuzione decennale delle alte maree >= +110 cm
  7. http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-12-05/venezia-chiede-aiuto-dighe-063938.shtml?uuid=AYNFVKpC Iniziati nel 2003 i lavori termineranno nel 2014.
  8. Template:Cita web
  9. Leggi 171/73, 798/84 e successive integrazioni
  10. Template:Cita web

Voci correlate Modifica

Collegamenti esterni Modifica

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